La Toscana che voglio

In due minuti, alcune delle cose che vorrei per la Toscana..

Hosteria del Bricco a Firenze

Il posto è davvero bello: siamo nel rione San Niccolò, cuore pulsante della notte fiorentina, ed il ristorante si trova all’interno di un antico palazzo, con belle colonne ed archi. Ambiente raccolto, adatto alla sera mancando la possibilità, il giorno, di mangiare con luce naturale. Nel menu si propongono fondamentalmente specialità toscane: la scelta di crostini assortiti consiste in un cestino di pane tostato con varie salse servite a parte. Buona quella di fegato , così come quella di peperoni, meno le altre. L’assortimento di sformati di verdura è corretto, ma non si distinguono in maniera precisa i gusti. Come primo, le tagliatelle con cipolle e pancetta riportano la stessa salsa utilizzata per i crostini, molto dolciastra. Corretto il peposo, accompagnato da una patata bollita. Non c’è una carta dei vini, ma una cantinetta, dove scegliere tra molto etichette: peccato che molti dei vini siano più che antichi, vecchi, conservati in piedi, con etichette stropicciate, non molto ..attraenti! Il caffè solo quello della moka. 30 euro per tre portate escluso vini.

Rosso fuoco di passione

Mi avvicinavo con fare ammiccante, ne ero tentato ma allo stesso, al solo guardarla. incuteva timore. Si  presentava completamente nuda, con appena qualcosa, molto poco, sulla testa, per poi offrirsi, in maniera quasi spudorata, decisa a me, come a chiunque altro, è bene ammetterlo.Non era gelosa, era generosa, amava andare con tutti, si accompagnava per il piacere di farlo. Cedetti in un attimo, affondai le mie labbra dentro di lei, mi piaceva succhiare e sentirne l’umore che sprigionava a contatto con i miei denti e la mia lingua. Più succhiavo e più gioivo, per terminare soddisfatto, alla fine,pulendomi quello mi era rimasto sulla bocca con la lingua, assaporandone finoall’ultimo il gusto intenso..che piacere le fragole con la panna!

Intervista su Canale 10

12 minuti di intervista..se reggete!

Formaggi irlandesi made in Florence

Metà anni Novanta, divento responsabile di Slow Food Firenze, e invece di cercare aiuto tra i soci, faccio diventare soci un gruppo di amici..tante belle serate passate a progettare eventi e poi realizzarli..formidabili quegli anni, quando ancora si riusciva a fare eventi sul cibo divertendosi! Festa di San Patrizio, si svolge in città “Irlanda in festa” e ci chiedono di collaborare con qualche iniziativa e, dopo una riunione con la Piccola Tavola, proponiamo dei laboratori del Gusto. “Cosa facciamo assaggiare? ” mi chiedono gli altri? “Formaggi irlandesi con la Guinness, che diamine!”, risposi baldanzoso. Piccolo particolare: all’epoca non si importavano formaggi dall’Irlanda, anche se ero convinto del contrario. La data si avvicinava, già molte persone si erano iscritte, dal lato birra eravamo a posto con Luca, bisognava risolvere il “problema formaggio”..colpo di genio di uno dei collaboratori: prendiamo delle belle forme di pecorino fresco, anche marzolino(!) alla Coop, le facciamo macerare per giorni nella Guinness e nel whisky irlandese..successo clamoroso!!Per poi scoprire che anche in Irlanda facevano le stesse cose… il coraggio dei pionieri!

Salotto 73 a Firenze, un inizio stentato, meno male il servizio ottimo

Aperto da due settimane, dalle ceneri del locale che avevo già recensito a suo tempo. Conferma la buona impressione l’ambiente, molto curato, magari eccessivo solo nelle luci troppo “sparate”, però elegante. Il menu propone fondamentalmente piatti di pesce, con una piccola sezione riservata a chi non lo ama e preferisce la carne. Non molto ampia la scelta ma accattivante: la carta dei vini, invece. è ancora in via di definizione, dovendo arrivare tutte le nuove uscite di bianchi 2009. Nessuno stuzzichino offerto, si parte con una buona insalata di mazzancolle, appena tenaci, con valeriana, carciofi e mandorle sfilettate. Ottime, a seguire, le bavette di Gragnano con vongole veraci e pomodorini. In ordine c’era un risotto mantecato con scampi, bagnato al Franciacorta..peccato che arrivi un riso, non mantecato, con una salsa fatta con calamaretti, gamberetti, cozze, insomma, tutto fuori che gli scampi. Deludente la grigliata, con calamari gommosi, gamberi asciutti, pesce spada stopposo. Dolci interessanti, buono lo zuccotto alla fiorentina bagnato con lo Strega. Servizio molto professionale, cortese e gentile. Nel conto, viene offerto lo zuccotto e diminuita la spesa del risotto. Sui 48-50 euro, tre portate senza vini. Siamo ancora in fase di rodaggio..

Le frittelle di San Giuseppe

La festa del papà si avvicina e, una volta, era il giorno delle frittelle di riso: Mia madre, che non fa mai dolci, quel giorno si svegliava presto per far trovare le frittelle per colazione. Io le faccio secondo una ricetta tradizionalissima, anche se poi, a scuola, le insegnavo più raffinate, con la crema pasticcera nell’impasto. E voi? Quale ricetta proponete?

I Cinque Sensi e Trattoria del Pesce: tra novità e visite ulteriori

Nel mezzo del lavoro del critico, ci sta anche di entrare in locali nuovi di zecca, e quindi non giudicabili e ritorni di fiamma in ristoranti che hanno generato qualche discussione. Nel primo caso, si tratta di un locale aperto da un gallerista di arte contemporanea, che rilevò, a sua volta, una pizzeria, ma la formula non funzionò. Meglio allora cambiare nome, unire le forze di tanti soci e cercare di riattivare l’interesse di potenziale clienti. Il menu non è più oceanico, i prezzi si sono “normalizzati”, rimangono gli aspetti interessanti del parcheggio interno, del privé dove è possibile fumare e dei terrazzini per l’estate. Provati gli gnocchi su zabaione di parmigiano e tartufo, dei nodini di cinta senese, acciughe marinate agli agrumi, tonno in crosta di sesamo, tutto sostanzialmente corretto e che lascia ben sperare. Interessante la carta dei vini ancora però in via di definizione. La Trattoria del Pesce fu oggetto di una sana polemica su questo blog, perchè lo scambio di vedute con il ristoratore ha generato, a mio avviso, un confronto interessante. Piatti? Zuppa di vongole veraci e telline in bianco, fritto di calamari e totani, malfatti con scampi, gratinato di molluschi e crostacei Non faccio critiche stavolta, è un post di segnalazione di realtà  del territorio, da visitare!

Il Rosso & Il Nero alle prese con il servizio

Finalmente vi spieghiamo come si apre la bottiglia, come si versa il vino, come si decanta..sempre io e il Gori!

Se il critico gastronomico è grasso..

In America siamo già alle campagne a difesa degli obesi,trattati malissimo da compagnie assicurative ed aeree, diventati i nuovi paria di una società che da un lato li obbliga ad ingurgitare bevande gassate e panini con tanto colesterolo allo stato puro(strano che non abbiano messo in questo caso una tassa sugli alimenti!) e poi dopo li tartassa con iniziative delle più disparate, come l’abolizione del sale dai piatti, anche nei ristoranti e cerca di farli dimagrire in maniera forzosa. Ma se questo è un problema che affligge le persone normali, venendo a casa nostra, che dire dei critici gastronomici grassi? Quale può essere la risposta da parte di un lettore o di un consumatore nel rapportarsi ad un critico obeso? Frank Bruni, famoso critico del NYT, ha affermato, nella sua biografia, che grazie a questa professione, è riuscito a dimagrire perché è riuscito ad alimentarsi in maniera più equilibrata. E a casa nostra cosa succede? Edoardo Raspelli, un grande comunicatore del nostro settore, è riuscito a fare notizia con l’operazione con la quale si è messo il palloncino in pancia per dimagrire. I cuochi, negli ultimi vent’anni, sono diventati quasi tutti dei figurini, nessuno eccede nelle forme, i critici invece..funziona ancora il binomio critico obeso=esperto? Meglio il critico alla Anton Ego? Insomma, la forma influisce sulla sostanza(della critica, ovvio!)?