Piccola trattoria Guastini a Valiano di Montepulciano

Siamo nella zona del Vino Nobile e vicino alla frazione di Valiano sono numerose le aziende che coltivano i loro vigneti. Direttamente sulla strada si nota l’insegna di una trattoria che, già dal nome, si presenta in maniera volutamente defilata, ma che racchiude al suo interno una proposta valida e affatto scontata. Si scendono le scale direttamente dalla strada e si passa dal giardino, che in estate viene allestito per mangiare godendo della frescura serale. L’interno, risistemato di recente, ricorda un po’ le linde trattorie del passato: legno alle pareti, un bancone vicino all’ingresso della cucina, sono elementi che creano calore e atmosfera familiare. Cucina basata su prodotti del territorio( sono elencati i fornitori nel menu consegnato), con specialità del giorno che arricchiscono una carta concentrata e valida. Molto buoni i fegatini saltati con la salvia come goloso antipasto, intriganti i tortelli di patata con sugo di carne bianca, eccellenti, nella consistenza della pasta e nel sapore quelli di piccione. Per le carni, spazio alla griglia, per la classica bistecca , altrimenti trippa o fritto di agnello o i fegatelli di maiale. Carta dei vini incentrata sui prodotti di Montepulciano per i rossi, più spazio all’Italia per la parte dei bianchi: Servizio caloroso, sui 35 40 euro.

Farfalle e piselli..se incontrano panna e prosciutto..

Quale mente creativa avrà concepito una ricetta che, negli anni Ottanta, ha fatto furore in tutte le pizzerie e in tutte le case più attente alla moda? Quale meccanismo ha prodotto uno dei piatti più citati quale cattivo esempio di cucina? Ripercorrendo quegli anni è facile ricordare come, negli anni Settanta, l’introduzione dell’uso della panna in molti piatti che erano vissuti senza, cambiò l’idea di condimento della pasta. Tutto diventava facilmente possibile, bastava il candido grasso liquido ad unire l’impossibile, e la sperimentazione nei night club(si chiamavano così allora!) dimostrava che il popolo bue riusciva ad accogliere anche tale sconcezza alimentare. Allora erano le penne con il salmone affumicato e le uova di lompo, magari addizionate di tabasco e un goccio di brandy che male non faceva, poi prevalse la linea “ecologica”, quella che dava le verdure protagoniste, e quindi i piselli, ovviamente surgelati, grazie al loro colore vivace trovarono un posto in evidenza. Sarà stata una mente perversa quella che creò il connubio tra farfalle e piselli, un richiamo erotico evidente se pensato con l’aggiunta di maiale, presentabile ovviamente, come capita al prosciutto cotto?Certo è che siamo arrivati alla depravazione più completa, nel momento in cui il piatto è entrato nel novero dei primi surgelati e liofilizzati: è la conferma che si tratta di un piatto per “addicted”, dove il richiamo della pancia è più forte di quello della mente; il sapore dolciastro può anche risultare stucchevole alla seconda forchettata, e allora si interviene con parmigiano e pepe pur di arrivare ad ingurgitare la porzione completa

Bombolone, cosa non si fa per te

Non dappertutto ha questo nome: c’è chi lo chiama più finemente krapfen, chi frittella con la crema, ma il suono è realmente onomatopeico. Pronunciarlo è già quasi un degustarlo, ci si immagina l’avvolgenza della crema che si insinua in tutta la cavità orale accarezzandola e riempiendola. Odiato dai diabetici, visto con diffidenza da chi possiede trigliceridi e colesterolo alto, rappresenta il summa della trasgressione alimentare, di tutti coloro che se ne infischiano di diete e di cibo “politically correct” e preferiscono dar retta allo stomaco, prima ancora che alla lingua o al cervello. Pasta lievitata, con presenza assortita di vaniglia, scorza di agrumi e quant’altro, tagliata a dischi e fatta cuocere in olio caldo ma non caldissimo. Una volta pronto, viene passato nello zucchero semolato quindi farcito con crema pasticcera. Il mangiarlo è un’impresa, comunque lo si prenda sfugga, la crema fuoriesce e bisogna agire con la lingua per limitare i danni, per poi decidere di infilarselo completamente in bocca, umettando le labbra per evitare di lasciarle sporche di crema. Si capisce che non è cibo da mangiare da parte di signorine dabbene in pubblico…

Blocco dei Tir: si riscopra la sobrietà della dispensa.

Ci siamo, i magazzini sono vuoti, frutta e verdura iniziano a scarseggiare sui banchi dei mercati e degli ortolani, tra poco sarà il turno di latticini e pesce e, solo in seguito, di carne e affini. Che fare? Invece di farsi prendere dal panico meglio cominciare a riscoprire il piacere della casa, la sobrietà(parola molto in uso al momento!) della dispensa, il piacere di fare da mangiare con quello che si trova negli scaffali della cucina. Basti pensare al concentrato di pomodoro, che colora e insaporisce zuppe e stufati, ai legumi che, oltre che essere consumati al naturale, diventano ingredienti di minestre che, insieme alla pasta, possono diventare un piatto unico. E le scatolette? Bandite quelle di carne in scatola, ma il tonno servito con fagioli e cipolle dove lo mettiamo? Una frittata con lo stesso ce la facciamo mancare? Sottoli e sottaceti completeranno il fiero pasto , prima di prepararsi ai dolci secchi, come biscotti di frutta secca ed essiccata. In questa situazione, magari si riscopre anche il piacere di un bicchierino di grappa, altra desaparecida delle nostre serate invernali. ALtre ricette?

Casprini da Omero, trattoria del Passo dei Pecorai a Greve in Chianti

Sulla strada che conduce da Firenze a Greve in Chianti, si svolta sulla destra prima di arrivare al castello di Vicchiomaggio : meglio non guardare l’unico obbrobrio paesaggistico della zona, il cementificio che fa bella mostra di se’, per arrivare  a questa trattoria che si trova direttamente sulla strada. Si tratta di un piccolo complesso dove si trovano residence, bar e trattoria, che si sviluppa in una sala con tavoli piuttosto fitti, con piastrelle bianche alle pareti. Accoglienza in stile casalingo, e poi arriva il menu, che non ti aspetteresti così vasto ed anche tradotto in più lingue. L’antipasto toscano è buono,crostini misti con anche pecorino e lardo, oltre a quelli alla toscana, e salumi saporiti con solo la finocchiona a deludere le aspettative. Gnocchi industriali conditi con la salsiccia, senza infamia e senza lode, meglio il pollo fritto con verdure, croccante con solo eccessiva untuosità. L’ossobuco alla fiorentina è morbido, di giusta cottura, solo che anche in questo caso è l’olio a dominare il piatto. Carta dei vini “misteriosa”, solo un paio di etichette elencate, la maggior parte dei clienti bevono sfuso. Sotto i 30 euro per tre portate escluso vini, senza toccare la bistecca.

Sesso in cucina nascosto tra le righe

La cucina, si sa, è un luogo dove, nell’immaginario collettivo, si possono compiere le acrobazie più ardite durante amplessi ardimentosi. Complici preparazioni quali crema e maionese, unite a panna, olio e salsa al cioccolato, la fantasia galoppa su posizionamenti di tali ingredienti alquanto estrosi. Tutto nasce dal lessico utilizzato per denominare alimenti e strumenti, oltre a tecniche di lavorazione, che fanno dirottare la mente, in maniera inevitabile, su doppi sensi che in realtà assomigliano molto a sensi unici. Qualche esempio?

FAVA Meglio non ordinare fave e pecorino in una trattoria toscana, sempre meglio definirle “Baccelli”( ed anche in questo caso ci sarebbe molto da dire..). Lasciarsi andare ad espressioni quali “Queste fave sono troppo grosse” o anche “Senti come sono dure” può dare adito a fastidiose conseguenze: perlomeno non utilizzarle in una trattoria frequentata da lavoratori che mancano da casa dal lunedì al venerdì

PISELLI Commentare con il ristoratore che i piselli con pancetta appena mangiati sono “dolci e teneri, si sciolgono in bocca” può essere un complimento travisato

PATATA Rimaneva un vezzeggiativo anche tenero, ma dopo la pubblicità di Rocco Siffredi  a quelle fritte…attenti a quel nome!

LECCARDA Certo, un nome simile per una semplice teglia dove scola l’unto dell’arrosto..

MAIALONA Mai termine è diventato così facilmente sdrammatizzato..provare nel  vedere una nonna ordinare per il marito in pizzeria “Una maialona per lui!”

E siamo solo all’inizio….

 

Stracotto con scalogni e Chianti

Ingredienti per 6 persone: 900 g di carne di manzo, 500 g di scalogni, 200 gi pomodori pelati, ½ l di Chianti Rufina, 1 l di brodo, 1 peperoncino, 2 dl di olio extravergine di oliva, sale fino, pepe nero, 1 rametto di rosmarino, 4 foglie di salvia, 1 spicchio di aglio .

Legare la carne con lo spago, insaporirla con il sale aromatico fatta con aglio, salvia e rosmarino tritati e il pepe,  farla rosolare in una casseruola con l’olio. Unire gli scalogni puliti, il peperoncino e far cuocere a fuoco lento per circa mezz’ora. Bagnare con il vino, far evaporare ed aggiungere i pomodori passati. Bagnare con il brodo e portare a cottura. Togliere la carne dal sugo e tenerla in disparte al caldo. Frullare il fondo di cottura, dopo aver tolto il peperoncino. Affettare la carne e versare la salsa

Succo di pomodoro al bar..quale allegria!

Da piccolo non mi tornava proprio..sentire al bar che qualcuno ordinava un succo di pomodoro mi suonava fuori luogo..non vedevo il contesto dove ingurgitare una bevanda che doveva essere rinfrescante, leggera, ma non certo alle 5 del pomeriggio! Poi uno cresce, apre i propri confini gastronomici e non si stupisce più di niente. Magari il succo di pomodoro se lo beve con il Bloody Mary ma rimane il fatto che quel liquido rosso, leggermente denso, indubbiamente dolciastro non mi convince. Ben diversa la versione fresca: è la stessa sensazione che si ha fra bere una spremuta e un succo di arancia? Non proprio, nel  caso dell’agrume il grado di potabilità è indubbiamente più alto. Nel tomato juice si può tentare di tutto:  dall’aggressione con Tabasco e Worcestershire Sauce, alla veemenza del succo di limone, al condimento con pepe in abbondanza, anche arrivare a mettere basilico tritato(l’olio no!), ma rimane sempre quella punta di artificiale che non soddisfa. Alternative? Non oso pensare ai centrifugati di sedano, men che mai a quelli di finocchio, la carota risulta gia stemperata nell’ACE…l’unica alternativa è far diventare la centrifuga di pomodoro una bevanda estiva..basta azzeccare un nome ad hoc, dire che è dimagrante(meglio, non fa ingrassare!) e stai a vedere che….

Quando si mangia senza sapere cosa..cibi da tv,da ferro da stiro, da lettura

Può capitare di ingurgitare cibo senza avere la minima idea di cosa ci stiamo mettendo in corpo? E non parlo di non sapere gli ingredienti di una merendina, di un prodotto già fatto in gastronomia, ma proprio il mangiare senza rendersi conto che stiamo masticando..Il caso più evidente è quello della televisione: la scatola di cioccolatini finisce senza accorgersene se stiamo guardando un film strappalacrime, le praline si sciolgono in un abbraccio, per la gola, che compensa l’uscita delle lacrime. E poi ci si chiede come mai i film facciano ingrassare. Il cibo da ferro da stiro è quello per noia, quello che serve a dare un senso ad un movimento ondulatorio che porta a sprecare energie: poi si deve fare rumore, cosa di meglio dello sgranocchiamento di patatine assortite o, al mattino, biscotti a base di nocciole, di quelli che fanno “crunch crunch”‘ L’importante è che non abbiano un gusto paradisiaco, pena lo scottamento di qualche capo vestiario. E la lettura? Quale abominio allo stomaco è stato fatto nel leggere storie avvincenti condite da Nutella, romanzoni angoscianti corroborati da zabaione, saggi noiosi ravvivati da polpette piccanti….per la prossima puntata sono previste le bevande in abbinamento

Osteria Volendo a Firenze

Siamo nella zona nord di Firenze, sulla strada che porta a Castello. Rinnovata gestione per un locale che esiste da tempo. Si entra nella prima saletta con il bancone, che dà poi accesso ad una saletta più grande: prevista anche una veranda esterna per i fumatori. Accoglienza molto gentile, al tavolo arriva del pane non indimenticabile. La carta dei vini non esiste,la scelta si fa in piedi osservando la vetrina frigo, dove un Cristal ed un Dom Perignon riposano accanto ad altre bottiglie di tutt’altra levatura. I vini rossi sono in altra cantinetta a vista, con molte etichette di vecchie annate: conviene chiedere i prezzi prima di scegliere, onde evitare brutte sorprese. A seguire, l’apertura della bottiglia che viene fatta direttamente al tavolo è indubbiamente particolare: ruota la stessa bottiglia, senza che il cavatappi accenni a muoversi. Dopo l’assaggio, il vino bianco rimane senza glacette o secchiello. Si parte con il Tonno del Chianti con fagioli piattellini e cipolla glassata: piuttosto tenace, ha poco dell’originale, con aggiunta di glassa di balsamico, patate rosolate fredde e pomodoro a cubetti, altrettanto freddo, che rovinano il gusto. Simile nell’ aspetto il polpo su crema di cannellini con olive e patate croccanti: morbido e saporito, peccato per le patate, indubbiamente poco croccanti. Le chicche con zabaione tartufato sono un piatto goloso, i gamberoni al Brandy risultano troppo dolciastri, per l’eccesso di distillato. Si chiude con un dolce di mascarpone corretto, con una salsa al cioccolato non descritta in precedenza. 35 euro per tre portate senza vini, un po’meno se non ordinate pesce, servizio volenteroso ma da registrare, non è previsto il coperto.